In sintesi
- Determinante è l'attività per operazione o per giorno, espressa in multipli del livello di licenza LA – non la quantità annua e non il numero di becquerel più elevato.
- Il livello di licenza rappresenta la pericolosità in caso di inalazione: per gli emettitori alfa è di ordini di grandezza più basso, e già piccole attività fanno salire la classificazione.
- Tipo di area di lavoro, area controllata e categoria delle persone sono tre classificazioni distinte, che nel progetto devono essere indicate separatamente.
- Il tipo fissa requisiti minimi trasversali a tutti gli impianti – la decisione tra A e B modifica contemporaneamente resistenza al fuoco, ventilazione, alimentazione di emergenza, accesso e acque di scarico.
01La classificazione segue un calcolo, non un’etichetta
Chi lavora con sostanze radioattive non sigillate al di sopra del livello di licenza necessita, secondo l’ordinanza sulla radioprotezione, di un’area di lavoro: un locale separato, previsto esclusivamente a tale scopo all’interno di un’area controllata. L’art. 81 ORaP la classifica in funzione dell’attività manipolata per operazione o utilizzata per giorno – misurata in multipli del livello di licenza LA specifico del nuclide secondo l’allegato 3.
- Tipo C – da 1 a 100 LA
- Tipo B – da 1 a 10 000 LA
- Tipo A – da 1 LA fino a un limite massimo stabilito nella procedura di rilascio della licenza
Per lo stoccaggio l’autorità di vigilanza può aumentare i valori fino a un fattore 100, per manipolazioni a basso rischio di incorporazione, in via eccezionale, fino a un fattore 10.
02L’errore di ragionamento: contare i becquerel
Il livello di licenza è stabilito in linea di principio in modo che l’inalazione una tantum di tale attività porti a una dose efficace impegnata di 5 mSv. Esso rappresenta quindi quanto un nuclide sia pericoloso all’interno del corpo – e ciò varia di ordini di grandezza.
800 Bqlivello di licenza per l’attinio-225 – a fronte di 70 MBq per il fluoro-18
Cento megabecquerel di un nuclide PET a vita breve si situano appena al di sopra del livello di licenza; per un emettitore alfa la stessa attività corrisponde a centomila volte tanto. Per l’emettitore di positroni è in primo piano la schermatura contro le radiazioni esterne, per l’emettitore alfa l’incorporazione. Se si manipolano più nuclidi, il loro effetto combinato va chiarito con l’autorità di vigilanza. Decisivo non è quindi il numero più grande, bensì il nuclide più impegnativo in rapporto al suo limite.
03Tre classificazioni che non significano la stessa cosa
Il tipo di area di lavoro descrive il locale. L’area controllata o sorvegliata disciplina accesso e sorveglianza – ogni area di lavoro è al contempo un’area controllata. Le persone, a loro volta, vengono suddivise dall’azienda nelle categorie A o B in base alla possibile dose annua. Un laboratorio di tipo A e una persona della categoria A non hanno nulla in comune oltre alla lettera.
04Che cosa comporta il tipo sul piano costruttivo
L’ordinanza del DFI concernente la manipolazione di materiale radioattivo stabilisce requisiti minimi per ciascun tipo – non per ciascun impianto. Ogni area di lavoro costituisce un proprio compartimento tagliafuoco. Una singola decisione sposta così più impianti contemporaneamente.
05Che cosa significa per il Suo progetto
- Rilevare l’attività per nuclide e per locale per operazione, separatamente per stoccaggio e manipolazione – non la quantità annua
- Stabilire per tempo il tipo per ogni locale e concordarlo con l’autorità di vigilanza: UFSP per medicina, ricerca e insegnamento, Suva per industria e artigianato
- Indicare separatamente tipo di area di lavoro, area controllata e categoria delle persone
- Chiarire le conseguenze per ciascun impianto prima del progetto di massima: compartimenti tagliafuoco, ventilazione e depressione, accesso, acque di scarico, deposito per il decadimento
- Coinvolgere per tempo esperti in radioprotezione
Chi deriva la classificazione in modo rigoroso evita entrambe le cose: un laboratorio A sovradimensionato – e un laboratorio B progettato troppo al limite, che deve essere adeguato soltanto nella procedura di rilascio della licenza.
Da ricordare
Non è l'etichetta «radioattivo» a determinare il laboratorio, bensì l'attività in rapporto al livello di licenza – e ogni tipo si ripercuote su tutti gli impianti.
Norme e fonti
- Ordinanza sulla radioprotezione (ORaP, RS 814.501), in particolare art. 51, 52, 80, 81, 184 e allegato 3
- Ordinanza del DFI concernente la manipolazione di materiale radioattivo (MMRa, RS 814.554), in particolare art. 10–18, 24–25, allegati 3, 5 e 6
- Legge sulla radioprotezione (LRaP, RS 814.50)
- Direttive antincendio AICAA – resistenza al fuoco EI/REI
- Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) – vigilanza e direttive in materia di radioprotezione
SEDC AG · Articolo tratto dalla nostra serie di formazione interna «Technik Praxis», abbreviato per committenti e utenti.